Ciao a tutti oggi scopriamo un borgo famoso per il suo carnevale: Castel Fibocchi 

Castiglion Fibocchi è il primo paese che s’incontra sulla Strada Setteponti del Valdarno.

Castiglion Fibocchi, posto su un’altura, si avvista qualche chilometro prima di giungervi. La vista panoramica sul borgo è caratterizzata da due torri: quella con l’orologio del Palazzo Comunale e quella campanaria della chiesa parrocchiale.
Dove le pendici sud del versante valdarnese del Pratomagno si uniscono al terreno pianeggiante, qui si trova Castiglion Fibocchi, a trecento metri di altitudine.
Il colle dove è posto Castiglion Fibocchi, e da dove si ha un’ampia veduta a trecentosessanta gradi del territorio circostante, fu luogo d’interesse strategico fin da epoca romana. Ai piedi di questo passava la Cassia Vetus, una strada realizzata dai romani nel secondo secolo a.C. Sicuramente in periodo erano presenti insediamenti. Ma la storia importante e conosciuta del luogo inizia poco dopo l’anno Mille, quando i Conti Guidi fecero edificare sul colle un castello a controllo della zona e in particolare di una strada che, partendo dalla Cassia Vetus, si dirigeva verso il Casentino, terra in gran parte posseduta e dominata da questa nobile casata. I Guidi non tennero per molto tempo il controllo diretto di questo territorio valdarnese e nel XII secolo cedettero in feudo il castello alla Famiglia Pazzi del Valdarno che fu affidato ai figli di Ottaviano Pazzi detto “Bocco”. Il castello divenne perciò dei figli di Bocco, quindi Castrum Filiis Bocchi, da qui l’attuale nome Castiglion Fibocchi. Re Bocco e i suoi figli sono rievocati in paese ogni anno con il carnevale “I Figli di Bocco”, una manifestazione in stile veneziano certamente unica nella zona.
Nel 1384, dopo la morte del Vescovo Guido Tarlati, Castiglion Fibocchi, così come Arezzo e tutti gli altri territori sotto giurisdizione di questa città, entrò a far parte della Repubblica Fiorentina. Testimonianze architettoniche dell’antico castello di Castiglion Fibocchi sono ancora ben evidenti visitando il paese. La più caratteristica e “originale” è certamente “Porta fredda”, che rappresentava l’accesso nord al castello. Il palazzo comunale è ricavato in quello che fu il palazzo residenziale dei signori del luogo in epoche lontane. L’attuale chiesa parrocchiale del paese era in origine la cappella del castello, di questo edificio non rimane praticamente niente in quanto a metà Ottocento fu completamente ricostruito ampliandolo notevolmente per far fronte ad una popolazione in continua crescita.
Lungo la strada bianca panoramica che da Castiglion Fibocchi conduce a Gello Biscardo, si trovano i ruderi della Pieve di San Quirico, antica chiesa di origine paleocristiane. Gello Biscardo è l’unica frazione di questo comune di inizio Valdarno aretino. Il luogo è noto e rammentato per le storie dei “Matti da Gello”. Verità e fantasie s’intrecciano nelle vicende di questi personaggi del luogo vissuti in periodo indefinito. Gli abitanti di Gello non si vergognano, anzi sono orgogliosi di questi loro celebri “antenati”. Alla parete di una casa hanno appeso delle tegole dove sono riportate alcune storie riferite a questi loro “estrosi concittadini”.  Il piccolo borgo, contornato da oliveti, si presenta piacevole e ben ordinato nella sua architettura, in alto mostra una bella e antica chiesetta con campanile a vela. Chi vi cercasse i “Matti” non li trova più, può trovarci tanti gatti.