Ciao a tutti oggi visitiamo insieme uno storico giardino di Firenze: il giardino di Villa Bardini.
Il giardino Bardini è un luogo storico di Firenze. Si estende su un’ampia zona collinare dalle pendici del Piazzale Michelangelo fino ad arrivare al fiume Arno, per una superficie totale di circa 4 ettari.
La cosiddetta collina di Montecuccoli, dove si estende il parco attuale, appartenne sin dal medioevo alla famiglia dei Mozzi. Già nel 1259 è citato un orto murato cioè un complesso murario settecentesco costruito a terrazze con una fonte perennemente attiva, adiacente alla parte posteriore del palazzo. La zona più alta del parco era destinata all’agricoltura, per lo più coltivato ad olivi su terrazzamenti in forte pendenza.
Nel 1309, dopo il tracollo familiare, palazzi, case e terreni vennero acquistati dal libero Comune, salvo poi ritornare nelle mani della famiglia Mozzi nel 1591, che mantenne la proprietà fino al 1880.
Accanto al nucleo storico dei Mozzi si estendeva a ovest fino a porta San Giorgio una proprietà separata, dove esisteva dalla prima metà del Seicento la cosiddetta villa Manadora (oggi villa Bardini), fatta costruire da Francesco Manadori e passata poi ai Cambiagi. Nel primo Ottocento Luigi Le Blanc (Jacques-Louis Leblanc) e suo figlio Giacomo vennero in possesso di quella villa e quest’ultimo trasformò il parco in un giardino all’inglese, con boschi, vialetti tortuosi, statue e fontane.
Nel 1839 i Mozzi divennero gli unici proprietari delle due tenute, ma anziché intraprendere sostanziali lavori di modifica, mantennero il carattere di ciascuna zona, con un viale che, con ampie curve, saliva fino al boschetto romantico. In questa sua nuova configurazione il giardino appare come delizioso e vastissimo il quale, nonostante che sia in costa piuttosto ripida e scoscesa, è comodamente accessibile con le carrozze per una comoda e bella strada.
Nel 1880 il complesso, oramai in abbandono per il declino delle fortune economiche dei proprietari, fu espropriato e acquistato dai principi Carolath von Beuthen, che dotarono gli spazi verdi di elementi di gusto vittoriano.
Nel 1913 il complesso venne acquistato dall’antiquario Stefano Brdini, che diede il via a una serie di grandi rinnovi e modifiche, in quella che fu la stagione più intensa del giardino, nell’ottica di esigenze di rappresentanza. Il parco fu arricchito da elementi decorativi di varia provenienza assemblati con gusto tipico del collezionista. Il giardino diventò così un labirinto di tranelli per il conoscitore d’arte, chiamato a distinguere i materiali veri da quelli falsificati, i rimontaggi con inserimenti moderni dalle opere autentiche.
Nel 1965, con la morte del figlio di Stefano Bardini, Ugo, prese l’avvio un lungo e complicato iter burocratico sull’eredità: da antiquario aveva infatti deciso che, tra le disposizioni necessarie al passaggio delle proprietà in mano pubbliche, ci fosse quella di acquistare un’importante opera d’arte per i musei statali fiorentini, da effettuarsi con una somma messa a disposizione.



















