Ciao a tutti oggi vorrei raccontarvi una storia molto particolare : la nascita del piccolo teatro di Milano. Nel febbraio del 1947 la città di Milano, carica ancora dei segni della guerra, aveva voglia di rinascere,  adesso si respirava un clima di gran fervore lavorativo e intellettuale. Si costruiva e ricostruiva,  dando prova di una grande forma di rinascita. Fa freddo ed è sera, due uomini e una donna procedono a braccetto per le vie del centro. Non è solo una passeggiata la loro. Si dirigono verso un luogo con un obiettivo ben specifico in testa. I tre si fermano davanti ad un sobrio edificio in mattoni gialli risalente al Quattrocento: l’ex cinema Broletto (sede della Filodrammatica degli impiegati comunali), anche noto come palazzo Carmagnola. Il loro stupore sembra evidente non  ricordavano così questo luogo: sono tanto sorpresi dallo stato di decadenza e fatiscenza in cui si trova quell’antico e nobile palazzo storico. I due uomini e la donna si chiamano Giorgio Strehler (1921-1997), Paolo Grassi (1919-1981) e Giovanna Galletti (1916-1992). Il primo è un apprezzato regista teatrale, il secondo un impresario culturale in cerca di un’occasione e lei una giovane attrice amica di entrambi. La loro visita di quella sera è stato un evento emblematico per la storia del teatro italiano. A colpo d’occhio la situazione del teatro  appare un vero disastro, inoltre si aggiunge il gelo di quel luogo, che era diventato, durante la Repubblica di Salò, la principale caserma della famigerata “Legione Muti”.  La Legione autonoma mobile Ettore Muti fu un corpo militare, che operò dal ‘43 al ‘45, con compiti di polizia politica e lotta armata alla Resistenza. Composta principalmente da elementi del fascismo milanese (in gran parte pregiudicati ed ex detenuti di San Vittore), divenne tristemente nota in tutto il Nord Italia per le efferatezze perpetrate ai danni di partigiani. La cosa che più faceva accapponare era lo stato in cui erano ridotti i camerini, trasformati in celle.  Una leggenda racconta,  che Grassi, per entrare nell’edificio, abbia dato un gran calcio a una porta sgangherata che dava sul cortile interno e che Strehler, il più prudente del gruppo, gli intimò che stavano per compiere un’effrazione. Entrati, i tre si guardarono intorno inorriditi, ed uno chiese agli altri due se se  la sentissero di trasformare in  teatro in un luogo così orribile. Così inizia la storia del Piccolo Teatro di Milano, un “teatrino municipale” , che cominciò in poco tempo, dopo i lavori di ristrutturazione costati due milioni e 970 mila lire, a diventare uno dei centri più importanti della vita culturale della città. Milano, con le sue fabbriche, con i suoi artisti e intellettuali, e Grassi e Strehler, con la loro innovativa idea di teatro, presero parte attivamente a questo fermento di rinascita. Prima della guerra il teatro italiano aveva accumulato un certo ritardo rispetto ad altri Paesi. Nel secondo dopoguerra, si fece strada la richiesta di un teatro diverso. Quello a cui aspiravano personaggi come Strehler e Grassi era un teatro inteso come “servizio pubblico”,  che potesse essere un punto di riferimento per l’intera cittadinanza. La riuscita di quest’ambizioso progetto fu possibile anche grazie alla lungimiranza di alcuni uomini politici come il sindaco  Antonio Greppi, che portò avanti la sua concezione di rinascita civica come fatta di “non solo pane”. Il 26 gennaio 1947 la Giunta municipale deliberò finalmente la costituzione del nuovo teatro, Il Piccolo, a gestione municipale, che fu insieme il primo teatro pubblico e il primo teatro stabile d’Italia. Gli intenti erano la volontà di realizzare un “teatro d’arte per tutti”: il repertorio non avrebbe compreso testi destinati a essere pura e semplice evasione per compiacere il pubblico e garantirsi così un guadagno, come accadeva con le compagnie private. Era la fine dell’epoca dei binocoli e delle gozzoviglie nei palchi. Il Piccolo sarebbe stato “teatro d’arte” ma anche “teatro per tutti”, poiché i prezzi dei biglietti vennero mantenuti bassi per agevolare la partecipazione anche delle fasce più povere della popolazione. Grazie agli sforzi congiunti di queste persone, e alla loro fiducia incrollabile nel ruolo benefico apportato dall’arte, la città poté rialzarsi. Come avevano visto bene Grassi e Strehler il ritorno alla vita dopo la fine di una crisi nasce dalla possibilità di associazione e di incontro, dalla rimessa in circolo di idee e di bellezza.