Ciao a tutto oggi scopriamo una città di confine con alcune particolarità: Trieste. Nella sua storia, Trieste è stata città imperiale e capoluogo prima del Litorale austriaco, poi della provincia di Trieste. Rappresenta da secoli un ponte tra l’Europa centrale e quella meridionale, mescolando caratteri mediterranei, mitteleuropei e slavi. Il porto di Trieste dal 2013 è il porto italiano con il maggior traffico merci ed è uno dei più importanti nel sud Europa. L’etimologia del nome Tergeste è di origine preromana che si significa “mercato”, mentre il suffisso –este è tipico della lingua genetica idioma parlato dagli antichi Veneti, popolazione indoeuropea stanziata nell’Italia nord orientale. Il nome sloveno della città, Trieste, significa anche canneto. Una particolarità del clima di Trieste è il vento che soffia qui l Bora, vento catabatico che scende dai ghiacciai. Questo vento soffia con particolare intensità specialmente verso l’Alto e Medio Adriatico che a Trieste si incunea dal retroterra incanalandosi lungo i bassi valichi che si aprono tra i monti alle spalle della città, per scendere sul centro abitato e sull’omonimo golfo. La temperatura dell’aria, scendendo sulla città, si riscaldi comunque di tre o quattro gradi, le raffiche aumentano notevolmente la percezione del freddo anche con temperature relativamente miti. Eccezionalmente la bora soffia per brevissimi periodi anche d’estate, questa volta molto calda, provenendo sempre da est nord est, quindi dal continente, che è più caldo, verso il mare. Le raffiche di aria di origine continentale provenienti da est-nord-est, che si dirigono verso lo sbocco in Adriatico, acquistano ulteriore velocità, e in casi eccezionali, in mare aperto, si possono raggiungere i 50 nodi. In alcune zone la bora è più forte e frequente che in altre. Lo stemma della città di Trieste è costituito da uno scudo francese antico di color rosso con una alabarda argento. Il gonfalone è stato concesso con regio decreto del 30 giugno 1932. Secondo la leggenda, lo stemma di Trieste ebbe origine dalla storia legata al martirio di san Sergio. Il santo, alla sua partenza dalla città, presentendo prossima la propria morte, aveva promesso ai cittadini suoi compagni di fede che nel caso in cui egli fosse stato ucciso per la sua fede, essi avrebbero ricevuto un segno celeste. La sua lancia cadde dal cielo sulla piazza maggiore di Trieste, il giorno in cui san Sergio soffriva il martirio in Persia, nel 336. L’arma è attualmente conservata nel tesoro della cattedrale di San Giusto e viene ritenuta inattaccabile dalla ruggine. Questo tipo d’arma viene definito come lo spiedo alla furlana. Così chiamata perché arma tipica della fanteria friulana ai tempi del Patriarcato di Aquileia.








