🕘 Durata 01:50 – 02:10

🛤️📏 Lunghezza Viaggio 55 km

🚂⚡Velocità media 30 km-h

I treni erano quasi sempre omnibus, cioè con fermate in tutte le stazioni.

🚉 Fermate della linea 12 – 14

💰 Prezzo del biglietto 3,5 lire 4,5 lire

🚃 Com’era il treno

Un convoglio tipico nel 1920 era composto da:

  • 🚂 locomotiva a vapore
  • 🚃 3–5 carrozze a due assi
  • 📦 carro bagagliaio o merci

All’interno delle carrozze:

  • sedili in legno
  • illuminazione a gas
  • stufa a carbone per l’inverno.

👩‍🌾 Chi viaggiava su questo treno

Nel 1920 i passeggeri erano soprattutto:

  • contadini diretti ai mercati di Ferrara e Modena
  • commercianti di bestiame
  • studenti e impiegati.

Non era raro vedere nelle carrozze:

  • ceste di polli
  • sacchi di grano
  • damigiane di vino.

🌱🚂 Origini (fine ’800 – primi ’900)

L’idea di collegare Ferrara con Modena nasce nella seconda metà dell’Ottocento, quando la pianura emiliana comincia a sviluppare un fitto reticolo di tranvie e ferrovie secondarie. Lo scopo era duplice:

collegare due importanti centri ferroviari già serviti dalle grandi direttrici (Ferrara sulla Bologna–Venezia e Modena sulla Milano–Bologna e Verona–Modena),

dare sfogo alle produzioni agricole e industriali della bassa emiliana (zuccherifici, bietole, cereali, laterizi).

🎉🚂 Apertura e gestione

La linea venne aperta per tratti a cavallo tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Era a binario unico e rimase per lungo tempo sotto gestione delle Ferrovie Padane, una società che controllava varie linee secondarie dell’Emilia e del Veneto.

🛤️Il tracciato

La ferrovia correva lungo il fiume Po di Volano e poi il Panaro, attraversando centri di media importanza come Bondeno, Finale Emilia e Camposanto. La lunghezza complessiva era di circa 66 km.
Non era una linea ad alta velocità, anzi: i treni erano lenti, con tante fermate intermedie a servizio delle comunità rurali.

📉🚂 Declino e chiusura

Con l’arrivo della motorizzazione privata e il potenziamento della rete su gomma, il traffico passeggeri cominciò a calare già negli anni ’60.

🚂 Materiale rotabile

Negli anni d’oro la linea vide circolare piccole locomotive a vapore

In seguito arrivarono locomotori diesel e automotrici ALn 556 e ALn 772, più adatte al servizio passeggeri locale.

Per i merci si usavano locomotive a vapore Gr. 625 e 740, e più tardi i diesel D.343 e D.345 delle Ferrovie Padane.

📌 Aneddoti e curiosità

Il treno dei “bietolai”
In stagione, i convogli merci erano composti quasi solo da carri carichi di barbabietole da zucchero, destinati agli zuccherifici di Finale Emilia e Modena. La linea veniva soprannominata “la ferrovia dei bietolai”.

Il tempo delle vacche lente
Gli orari erano proverbiali: il viaggio completo Ferrara–Modena poteva durare anche oltre due ore per 66 km, con una media ridotta a causa delle frequenti fermate e incroci. Nella parlata locale si diceva che il treno fosse “più lento delle vacche in strada”.

Il ruolo militare
Durante la Seconda guerra mondiale la linea fu bombardata più volte, soprattutto i ponti sul Panaro e sul Secchia, perché rappresentava una via di rifornimento per le truppe tedesche in ritirata.

La rivalità con la gomma
Già negli anni ’50-’60 molti comuni spingevano per sostituire i treni con corriere extraurbane, considerate più flessibili. Nonostante proteste popolari (soprattutto degli studenti e dei lavoratori pendolari), la ferrovia non resse la concorrenza.

🛤️ Tracce attuali
In alcuni tratti il sedime ferroviario è ancora ben visibile: ad esempio tra Bondeno e Finale Emilia si possono trovare ponti ferroviari murati e vecchie case cantoniere riadattate ad abitazioni.