La stazione di Piacenza era classificata classe A (coi relativi servizi: sale d’attesa di prima e seconda classe e bar), segno dell’importanza della tratta per la mobilitĂ  locale. 

I treni uscivano dalla stazione percorrendo un breve tratto in galleria che passava sotto la via Emilia: un passaggio curioso che faceva sembrare la partenza «nascosta» in cittĂ  prima di aprirsi verso la valle. 

Durante gli anni ’40 la linea ebbe un ruolo importante per il trasporto locale, soprattutto quando la disponibilitĂ  di combustibili rese piĂą conveniente l’elettrico: si rimettono in servizio vecchie automotrici e si noleggiano mezzi FS per far fronte al traffico. 

CuriositĂ 

La trasformazione da tranvia a ferrovia negli anni ’30 è un ottimo esempio italiano di come si cercò allora di modernizzare reti locali (treni piĂą veloci, tracciato separato dalla strada). 

Alcune automotrici e “littorine” che circolavano sulla linea sono ricordate con affetto nei racconti locali: mezzi immediatamente associati alla quotidianitĂ  della Val Nure nel secolo scorso. 

La stazione fu inaugurata nel 1932, con l’apertura della ferrovia elettrificata che sostituì la vecchia tranvia a vapore della Val Nure.

Il luogo era allora ancora chiamato Grazzano: il suffisso “Visconti” venne aggiunto ufficialmente nel 1929, quando Giuseppe Visconti di Modrone completò la trasformazione del borgo medievale che oggi conosciamo come “villaggio d’arte”.

La ferrovia rappresentava per Grazzano un collegamento strategico con Piacenza, sia per i visitatori del borgo sia per il trasporto di merci agricole e materiali da costruzione.

Era una piccola stazione di valle, con binario di raddoppio e piccolo fabbricato viaggiatori in stile semplice ferroviario anni ’30.

Nonostante le dimensioni modeste, aveva una certa importanza turistica: permetteva l’arrivo diretto dei visitatori che volevano scoprire il castello e il borgo neo-medievale.

Proprio per questo la fermata veniva spesso citata nelle brochure turistiche degli anni ’30-’50, come “porta d’ingresso” al borgo.

đźš‚ Aneddoti curiosi

Il treno dei turisti: nei giorni festivi non era raro vedere le littorine affollate da piacentini e milanesi diretti a Grazzano Visconti per le gite domenicali. La stazione, in quelle occasioni, diventava quasi un piccolo terminal turistico.

Atmosfera da fiaba: molti viaggiatori ricordavano la particolaritĂ  di scendere dal treno e trovarsi, dopo pochi passi, immersi in un borgo che sembrava uscito dal Medioevo, ma in realtĂ  era frutto della visione di Giuseppe Visconti.

La sosta obbligata: spesso i treni, soprattutto negli anni ’50-’60, si fermavano qualche minuto in più per permettere agli escursionisti di organizzarsi. Questo fece nascere il detto locale: “Il treno per Bettola aspetta sempre chi va a Grazzano”.

Durante la Seconda guerra mondiale, il borgo e la linea subirono danni minori rispetto ad altre zone; la stazione continuò a funzionare, diventando anche punto di transito per piccoli trasporti di materiali agricoli destinati alla città.

🛑 Declino e chiusura

La linea fu chiusa definitivamente il 30 aprile 1967, e la stazione di Grazzano Visconti venne abbandonata.

Oggi del vecchio fabbricato e stato trasformatori abitazione privata

📜 La storia

Vigolzone, posta circa a metĂ  del percorso tra Piacenza e Bettola, era una delle stazioni piĂą importanti della valle: serviva un centro agricolo vivace, con produzione vinicola e cerealicola, ed era punto di raccolta merci per le campagne circostanti.

Il fabbricato viaggiatori era quello tipico SIFT anni ’30: struttura rettangolare, due piani, servizi minimi ma funzionali, con annesso piccolo scalo merci e binario di incrocio.

🏛️ Funzione e vita quotidiana

Era una stazione di categoria “B” (meno attrezzata rispetto a Piacenza e Grazzano Visconti, ma comunque presenziata da capostazione).

Grazie al raddoppio, qui avvenivano frequentemente gli incroci fra le automotrici dirette a Piacenza e quelle per Bettola. Questo faceva sì che i viaggiatori vedessero spesso due treni affiancati, una scena viva per una ferrovia secondaria.

Lo scalo merci serviva le aziende agricole e qualche piccola realtĂ  artigianale: si spedivano soprattutto vino in botti e granaglie.

đźš‚ Aneddoti curiosi

Il treno della vendemmia: nei mesi di settembre e ottobre, la stazione vedeva un movimento straordinario di carri merci carichi di uva e botti di vino, diretti a Piacenza o caricati per Milano. Gli abitanti ricordavano il profumo dolciastro che aleggiava attorno ai binari.

Le gite scolastiche: molte scuole della valle usavano il treno per andare a Piacenza. A Vigolzone, le mattine di primavera, si vedevano schiere di ragazzi salire con cartelle e merende, trasformando la piccola stazione in un chiassoso punto di ritrovo.

Il ritardo… programmato: si diceva che i treni per Bettola aspettassero sempre qualche minuto in più a Vigolzone, perché qui saliva un buon numero di pendolari “ritardatari” che lavoravano nei campi fino all’ultimo.

Durante la guerra, la stazione di Vigolzone fu piĂą volte teatro di sabotaggi partigiani al binario e ai pali della linea elettrica: la ferrovia era vitale per i rifornimenti verso Piacenza, e quindi bersaglio sensibile.

🛑 Declino e chiusura

Negli anni ’50-’60 la motorizzazione privata e la diffusione degli autobus ridussero notevolmente il traffico viaggiatori.

Il servizio merci, pur ancora utile alle aziende agricole, non bastò a giustificare i costi di gestione.

La ferrovia fu chiusa definitivamente il 30 aprile 1967. Dopo la dismissione, il fabbricato viaggiatori di Vigolzone rimase in piedi per qualche decennio, poi riutilizzato parzialmente in ambito comunale/privato.

🏛️ La stazione oggi

La stazione e stata trasformata in abitazione privata

📜 Storia

Era una fermata minore, ma comunque dotata di un piccolo fabbricato viaggiatori, in stile sobrio anni ’30, con servizio di biglietteria nelle ore principali.

Serviva il paese di Villò, all’epoca un centro agricolo importante, noto per la produzione vinicola e cerealicola, e fungeva da punto di accesso alla valle per i piccoli borghi circostanti.

🏛️ Caratteristiche

Il fabbricato con sala d’attesa e ufficio del capostazione.

Disponeva di un binario di raddoppio e di un piccolo scalo merci, utile per il carico di prodotti agricoli (vino in botti, legname, granaglie).

Era una delle stazioni “di incrocio” lungo la linea: spesso i convogli diretti a Piacenza e Bettola si incontravano proprio qui, dando vita a brevi soste animate.

đźš‚ Aneddoti curiosi

Il profumo del vino: nei mesi di vendemmia, i carri merci caricati a Villò erano pieni di botti e tini destinati alle cantine di Piacenza. Gli abitanti ricordavano che il profumo dell’uva e del mosto si sentiva distintamente sui binari.

Stazione dei pendolari: molti braccianti e piccoli commercianti della zona prendevano il treno a Villò per recarsi in città. La mattina presto era una fermata molto affollata, tanto che i macchinisti dicevano che a Villò “si saliva fin sulle scalette”.

Il treno dei militari: durante la Seconda guerra mondiale, numerosi giovani della valle partirono da Villò verso Piacenza e poi per il fronte. La stazione rimase nella memoria collettiva come luogo di addii commoventi.

Gare improvvisate: i ragazzi del paese, negli anni ’50, si divertivano a correre in bicicletta lungo la strada parallela al binario quando il treno ripartiva da Villò, cercando di “batterlo” almeno per un tratto.

Negli anni ’60 il traffico calò drasticamente: sempre meno merci e passeggeri utilizzavano la ferrovia, soppiantata dall’automobile e dagli autobus.

La linea fu chiusa il 30 aprile 1967 e con essa la stazione di Villò.

Il fabbricato viaggiatori rimase in piedi per qualche tempo, poi dismesso. Oggi sopravvive perché trasformato in abitazione privata.